vivere_in_paradiso_4Molti condomini vorrebbero vivere senza troppe persone intorno, magari non in condominio e di conseguenza senza obblighi nei confronti di altri. Ma questo non è sempre possibile, soprattutto nelle grandi città dove la convivenza in alcuni luoghi è obbligatoria e costante nel tempo.

Il condominio è di fatto una condizione di semi-coabitazione al cui interno è molto difficile stabilire e mantenere una salutare distanza nei rapporti interpersonali.

Spesso nel condominio si riversano le tensioni che le singole persone vivono all’interno delle loro famiglie, le quali, a loro volta, sono prodotte dai disagi psicologici dei singoli, dall’insoddisfazione o da conflitti nella relazioni famigliari.

Se gli interessi dei singoli condomini fossero solo di natura materiale, economica potrebbero essere risolti da qualche forma di arbitrato, ma il problema alla base  è che tali interessi hanno ragioni relazionali e psicologiche molto più profonde.

Quante volte alle assemblee di condominio, nei momenti di discussione informali (lungo le scale, nel porticato..) si sente  la fatidica frase: “Non è questione di denaro, è una questione di principio!”

Con tale dichiarazione si mette in gioco il proprio vissuto, un percorso di vita caratterizzato da ostilità, rancori, frustrazioni, amarezze, incomprensioni.

All’opposto esistono dei condominii in cui le persone si rispettano, si aiutano, collaborano, gestiscono tra loro i conflitti aumentando la comprensione e rendendo il clima pacifico con risultati qualitativi per la vita dei singoli di gran lunga migliori. A volte questi processi si attivano casualmente altre volte qualcuno si è adoperato, più o meno coscientemente per raggiungere questi obiettivi.

Tra le figure che possono svolgere questo ruolo apportando un valore aggiunto alla propria attività ed al servizio erogato vi sono in prima linea gli amministratori di condominio ed i mediatori sociali, previsti in alcuni contesti.

L’obiettivo non è solo di arbitrare controversie raggiungendo compromessi ma intervenire e mettere in atto processi partecipativi, attivi, di responsabilizzazione dei singoli e della comunità in modo tale da innescare un processo positivo per affrontare la quotidiana convivenza.

Volendo estremizzare, passando dai conflitti alla “coabitazione costruttiva” il modello a cui come individui e, perchè no, come servizio iHome ci auspichiamo di raggiungere, potrebbe essere il Social Street.

Vi lasciamo la curiosità  (per chi già non lo conosce) di scoprire questa realtà.

(questo articolo è stato scritto da Ketti Marini)

Questione di principio!
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