Anche nel 2022 chi affitta un immobile può scegliere la cedolare secca invece di tassare il reddito applicando le aliquote IRPEF.
Inoltre, per quest’anno, la Legge di Bilancio non ha previsto modifiche fiscali relative alla cedolare secca sugli affitti, mantenendo le attuali percentuali e adempimenti a carico dei proprietari.
Vediamo come funziona, quanto e quando si paga la cedolare secca.

Cos’è la cedolare secca
La cedolare secca, introdotta nel 2011 al fine di contrastare l’evasione fiscale in materia di affitti, sostituisce alcune delle imposte che solitamente genera la locazione di un immobile per uso abitativo.
È un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali per la parte derivante dal reddito dell’immobile.
L’applicazione di questa tassazione non è automatica ma è subordinata alla scelta esercitata in sede di registrazione del contratto da parte del proprietario, ovvero persona fisica titolare del diritto di proprietà o di godimento di un immobile (ad esempio usufrutto), ma solo al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni. L’indicazione va riportata nel modello RLI e va comunicata agli inquilini.
Si può scegliere di passare alla cedolare secca anche negli anni successivi al primo o in sede di proroga del contratto.
Il proprietario effettua questa opzione quando valuta la convenienza in base alla propria situazione reddituale dato che la cedolare sostituisce l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche che viene calcolata in base agli scaglioni di reddito, la minima con aliquota del 23%.
Inoltre la cedolare secca sostituisce: l’imposta di registro, che si paga all’atto della registrazione del contratto di locazione e che si misura nell’aliquota del 2% del canone di locazione annuo, le addizionali regionali e comunali e l’imposta di bollo da applicare sul contratto di locazione ogni 4 facciate.
Infine la cedolare secca sostituisce anche eventuali imposte di registro o di bollo che caratterizzano la vita del contratto di locazione e quindi anche nel caso di proroghe o risoluzioni che solitamente devono scontare l’imposta fissa di 67 euro.
A fronte di ciò il proprietario rinuncia a chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, compresa la variazione accertata dall’ISTAT.
A loro volta gli inquilini non possono che trarre beneficio da questa scelta, visto che li esonera dal versamento dell’imposta di registro, di bollo, addizionali regionali e non adeguamento del canone.

Quanto si paga
La cedolare secca si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti oppure un’aliquota ridotta al 10% in caso di contratti di locazione a canone concordato.
La base imponibile è pari al maggiore tra l’importo del canone di locazione maturato nel periodo di vigenza della cedolare secca e la rendita catastale rivalutata del 5%.

Quando si paga
Il pagamento della cedolare segue il meccanismo dell’acconto e del saldo, dal 2021 l’acconto deve essere pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente.
Come spiegato dall’Agenzia delle Entrate, di norma, l’acconto non si paga nel primo anno di esercizio dell’opzione dal momento che manca l’imposta sostitutiva dovuta per il periodo precedente, quindi la base imponibile di riferimento.
Se la cedolare per l’anno precedente supera i 51,65 euro, il pagamento dell’acconto deve essere effettuato: in un’unica soluzione, entro il 30 novembre, se l’importo è inferiore a 257,52 euro; in due rate, se l’importo è superiore a 257,52 euro: la prima entro il 30 giugno pari al 40%, la seconda entro il 30 novembre per il restante 60%.
Il saldo deve essere versato entro il 30 giugno dell’anno successivo a cui si riferisce.

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Cedolare secca nel 2022

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